"I Mostri"
Oggi mi è arrivata la rivista “Lo Scarpone” del mese di maggio, come al solito sfoglio velocemente le pagine per avere un’idea degli argomenti trattati, scegliendo così quelli che più attirano la mia curiosità.
Improvvisamente la mia attenzione viene rapita dalla foto di un alpinista in parete, subito penso: “Ma questo è Alcide Prati! Infatti è lui: noto alpinista mantovano la cui carriera viene ben descritta nell’articolo in questione.
Siccome ultimamente mi è capitato sovente di arrampicare con Prati e con altri due suoi “soci”, mi ha preso la voglia di raccontare una giornata “tipo” passata con i tre “personaggi”.
Comincerò dalla data: è il 24 marzo 2008. Siamo ad Arco: nella zona delle Coste dell’Anglone,il nostro obiettivo è la Via Arcangelo, di cui abbiamo sentito pareri entusiasti. A dire il vero in questo periodo dovrei essere con Castagna sulle Piccole Dolomiti a sistemare Vie aperte di recente, abbiamo una mole di lavoro da fare che fa impressione, però la neve caduta ultimamente e il tempo incerto,ci obbligano a trovare altre soluzioni di sfogo. Arcangelo ci sembra la soluzione ideale per riempire degnamente.
Mettiamo al corrente delle nostre intenzioni anche gli stessi Prati e Tararan Giuseppe, ultimamente abbiamo fatto spesso quartetto. Innanzitutto bisogna calcolare bene i tempi e i luoghi dove incontrarci, essendo infatti di diversa provenienza. Riusciamo comunque a non perderci e, caricata via via l’autovettura ci dirigiamo verso la nostra meta.
Durante il tragitto in auto mi viene da sorridere ripensando al fatto che, anni prima, avevo il timore di confrontarmi con un alpinista Accademico: lo immaginavo come un “mostro” che non poteva abbassarsi a discutere con un comune alpinista ed ora invece ero in compagnia di ben tre professionisti uno più famelico dell’altro.
Il fatto è che il mio abituale compagno di cordata (Castagna A.), Accademico, mi ha fatto capire che non esistevano mostri, ma persone che, come tutti noi, avevano cominciato a frequentare la montagna con timore ed entusiasmo, superando uno alla volta quei gradini necessari per acquisire esperienza e coscienza per salire sempre più in alto, come noi anche loro hanno la consapevolezza che la gioia di una giornata passata in montagna è nulla se non la si condivide con gli amici. Certo un Accademico deve possedere certe doti, ma non pensate che queste gli siano elargite gratuitamente, egli deve impegnarsi a fondo con forza, tenacia e caparbietà per coltivarle e farle crescere, fino a compiere quelle imprese che lo rendano degno di fare parte del CAAI.
Arrivati in prossimità di Arco ci facciamo l’abituale caffè, poi via. Formiamo due cordate e ci dirigiamo alla base della parete. Davanti a noi notiamo una altra cordata, li raggiungiamo.
Sono veneziani, uno abita proprio nella parte storica della città lagunare. Immancabili sono state le battute per sapere dove abbiano parcheggiato la barca.
Anche loro sono qui per Arcangelo, ci accodiamo e facciamo la Via insieme. Alle soste si chiacchiera, noto che i due forestieri ogni tanto osservano perplessi Prati, ma non osano esprimersi.
Castagna, come suo solito, comincia a tempestare i due di domande: chiede se conoscono questo o quell’altro alpinista. I veneziani stanno sulla difensiva, non vogliono esprimere giudizi di fronte a quelli strani alpinisti alle loro calcagna. I tiri scorrono veloci, la Via è stupenda, arriviamo cosi, tra chiacchiere e battute al bosco sommitale. Dopo una stretta di mano, ci incamminiamo sul sentiero di ritorno, è allora che uno dei veneziani rompe gli indugi e rivolgendosi a Prati chiede se per caso lui è…. Prati. Ridendo, risponde che è proprio lui in carne ma soprattutto in ossa (è magrissimo).
Il veneziano esclama: «Accidenti mi pareva, a casa ho una gigantografia di te e Manrico sulla Civetta.». Ci presentiamo e, quando i lagunari scoprono di avere avuto dietro per tutta la Via addirittura tre professionisti sembrano sorpresi di non essere stati mangiati.
Ma poi anche loro si sono resi conto che alle volte i mostri sono solo nella nostra mente, impedendoci, per timore o per paura di essere giudicati, quel dialogo essenziale per far crescere la nostra esperienza alpinistica ed umana, non c’è infatti libro o guida che possa trasmetterci la stessa conoscenza ed esperienza di un alpinista Accademico, sta a noi superare la paura di chiedere consigli e suggerimenti che risulteranno sicuramente preziosi in futuro.
A proposito, quando i veneziani capirono di avere di fronte tre mostri,si girarono verso di me e chiesero: «…e tu chi sei?».
Ridendo risposi: «A cari, io sono solo un semplice alpinista che loro, i mostri, accettano di avere con sé solo per portare il materiale pesante!». Così tra risa e racconti di vita alpinistica tutti avevamo la sensazione di aver vissuto una altra giornata piena perché oltre ad arrampicare avevamo conosciuto nuovi amici, con i quali ci eravamo scambiati, reciprocamente, esperienze ed emozioni che sicuramente rimarranno nella mente come ricordo felice, è anche questo uno dei motivi che spingono ognuno di noi a coltivare con forza ed entusiasmo la nostra comune passione,sappiamo che, ritornando a casa, passerà in secondo piano la fatica, ed insieme cominceremo a programmare il prossimo incontro, magari in compagnia di nuovi amici.
Brenton, maggio 2008
Roncolato Giorgio